Specialista in Medicina della Riproduzione e Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), affianco le coppie con difficoltà di concepimento e le donne con disturbi ginecologici endocrini, incluso l'ovaio policistico oggi riconosciuto come PMOS.
Sono un medico chirurgo laureato nel 2017 presso l'Università "G. D'Annunzio" di Chieti, con una tesi in Procreazione Medicalmente Assistita votata 110/110 e lode con menzione accademica. Ho conseguito la specializzazione in Ginecologia e Ostetricia nel novembre 2023 presso l'Ospedale Ostetrico Ginecologico Sant'Anna di Torino, uno dei principali centri italiani di riferimento per la medicina della donna.
Attualmente opero come ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione e PMA presso la Clinica EUGIN di Torino, in via Giorgio Bidone 31, presso la Sedes Sapientiae, dedicandomi in particolare ai percorsi diagnostici e terapeutici per l'infertilità di coppia, dall'inquadramento iniziale fino alla fecondazione assistita. In precedenza ho lavorato come ginecologa specialista in Medicina della Riproduzione presso LIVET – GeneraLife di Torino, fino a settembre 2024.
Il mio approccio parte da un principio semplice: l'infertilità è quasi sempre un sintomo, non una diagnosi a sé — dietro a una difficoltà di concepimento c'è spesso una causa endocrina, metabolica o strutturale che va identificata e trattata con precisione.
Nel maggio 2026, dopo oltre un decennio di lavoro condiviso tra società scientifiche internazionali e pazienti, la sindrome dell'ovaio policistico (PCOS) è stata ufficialmente rinominata. Il nuovo nome, annunciato al Congresso Europeo di Endocrinologia di Praga e pubblicato su The Lancet, è Polyendocrine Metabolic Ovarian Syndrome (PMOS) — in italiano sindrome metabolica ovarica poliendocrina.
Il vecchio nome suggeriva che il problema centrale fossero cisti ovariche patologiche. In realtà le formazioni osservate all'ecografia sono follicoli che non completano la maturazione a causa di uno squilibrio ormonale, e la condizione coinvolge molto più del solo ovaio: assetto ormonale, metabolismo, cute e, appunto, funzione riproduttiva.
Per chi cerca una gravidanza, questo è il punto centrale: la PMOS è una delle cause più frequenti di infertilità femminile, e un inquadramento accurato — che guardi all'intero profilo metabolico ed endocrino della paziente, non solo all'aspetto ecografico delle ovaie — è spesso il primo passo verso un percorso di PMA impostato correttamente.
Nel mio lavoro clinico integro questo approccio: la valutazione endocrino-metabolica della paziente con PMOS è parte integrante del percorso di inquadramento dell'infertilità, non un capitolo separato.
Non tutte le pazienti che seguo per la preservazione della fertilità arrivano da me per lo stesso motivo. Distinguo sempre due percorsi, perché richiedono tempistiche e approccio diversi.
Per cause mediche — in particolare in pazienti con POI, insufficienza ovarica precoce, nota anche come menopausa precoce, in cui la riserva ovarica si esaurisce prima dei 40 anni — la preservazione va valutata il prima possibile, spesso in urgenza, anche prima di terapie oncologiche o di altri trattamenti che possono compromettere la funzione ovarica.
Il social freezing è la crioconservazione degli ovociti richiesta non per una patologia in corso, ma per scelta personale: una donna sceglie di "congelare il tempo" mentre la sua riserva ovarica è ancora buona, per potersi orientare verso una gravidanza più avanti, senza che l'età biologica diventi il fattore che decide al posto suo.
È un percorso che merita di essere trattato con la stessa serietà clinica della preservazione per cause mediche, non come una scelta di "comodità". La qualità e la quantità degli ovociti calano in modo significativo dopo i 35 anni, e in modo più marcato dopo i 38: il momento in cui si decide di congelare incide direttamente sulle probabilità di successo di un futuro percorso di PMA con quegli stessi ovociti.
Nel counseling che offro affronto insieme alla paziente: la valutazione della riserva ovarica attuale (tramite AMH ed ecografia con conta dei follicoli antrali), la finestra di tempo realistica entro cui congelare per ottenere un buon numero di ovociti, il protocollo di stimolazione più adatto, e un'informazione onesta sulle probabilità di successo — che dipendono soprattutto dall'età al momento del congelamento e dal numero di ovociti ottenuti, non da promesse generiche.
È una decisione che sposto volentieri fuori dall'urgenza e dallo stigma: prima se ne parla con un percorso informato, più margine di scelta reale si ha.
Quando un embrione di buona qualità non si impianta dopo più tentativi di trasferimento, o quando una gravidanza si interrompe ripetutamente nelle prime settimane, la frustrazione più grande per una coppia è spesso non capire perché. Questi due quadri — il fallimento ripetuto di impianto (RIF) e la poliabortività — sono tra le aree più complesse della medicina della riproduzione, e anche tra quelle a cui dedico più attenzione.
L'inquadramento che seguo è sempre multidisciplinare e mira a escludere, in modo sistematico, le cause più frequenti: fattori anatomici uterini, alterazioni della coagulazione (trombofilie), squilibri immunologici, cause genetiche di coppia o embrionarie, e fattori endocrini — inclusi quelli legati a una PMOS non adeguatamente inquadrata. L'obiettivo non è ripetere lo stesso protocollo sperando in un esito diverso, ma costruire, caso per caso, un percorso diagnostico mirato che indirizzi verso la causa reale, quando individuabile, prima di procedere con un nuovo tentativo.
Sono autrice di pubblicazioni su riviste internazionali indicizzate su PubMed, con un filo conduttore costante: la qualità ovocitaria, la stimolazione ovarica e gli esiti dei cicli di fecondazione assistita.
L'elenco completo delle mie pubblicazioni indicizzate è consultabile anche sull'archivio istituzionale dell'Università di Torino: profilo IRIS UniTo.
Sono stata inoltre relatrice a congressi nazionali e internazionali, tra cui l'ESHRE Annual Meeting (il principale appuntamento europeo di medicina della riproduzione), il Congresso Nazionale SIFES e MR e il Congresso Interregionale AOGOI su ovaio policistico e patologia sistemica.
Studio Ginecologico Torino
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